lunedì 2 novembre 2009

Caso Cucchi. A Mattino Cinque la famiglia del ragazzo.

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"In Aula mio figlio non stava male"
I genitori del ragazzo morto in carcere
"Quando ho visto mio figlio durante l’udienza in tribunale, è entrato in aula con il viso gonfio e con dei segni neri sotto gli occhi. Era evidente che aveva già qualcosa, ma niente a che vedere con quello che abbiamo visto al momento della morte in obitorio" così parlano i genitori e la sorella di Stefano Cucchi, il ragazzo morto in carcere a 31 anni. A "Mattino cinque" la famiglia dichiara di non credere alla morte naturale e sporge denuncia.


Nell'intervista rilasciata al direttore di Videonews, Claudio Brachino, la famiglia sottolinea che vuole sapere cosa sia realmente successo quella notte del 22 ottobre in carcere e perché Stefano riportava lividi e fratture sul corpo.

Il padre Giovanni dice: "Quando ho visto mio figlio durante l’udienza in tribunale, è entrato in aula con il viso gonfio e con dei segni neri sotto gli occhi. Era circondato dai carabinieri e io ho avuto modo di salutarlo solo al’inizio e alla fine ed era evidente che aveva già qualcosa, ma niente a che vedere con quello che abbiamo visto al momento della morte in obitorio".

Il genitore parla dei momenti concitati di quei giorni: "Quando mio figlio è stato ricoverato in ospedale Bertini, noi ci siamo precipitati e quando abbiamo chiesto quando potevamo parlare con i medici per sapere le condizioni di Stefano, il piantone ci ha detto di tornare lunedì dalle 12-00 alle 14.00 perché prima non avremmo trovato nessun medico".

"Dopo aver passato la domenica con comprensibile angoscia, lunedì - prosegue il padre - ci siamo presentati e una sovrintendente ci ha detto che per parlare con i medici serviva un permesso da Regina Coeli e che quindi saremmo dovuti tornare domani, ma che le condizioni di Stefano erano “tranquille”. A mezzogiorno del giorno successivo ci hanno chiamato i carabinieri per dirci che nostro figlio era morto".

Poi interviene la sorella che parla della vicenda di Stefano come di un caso di malasanità: "Io ritengo che ci sia una colpa gravissima da parte dei medici perché mio fratello era in una struttura medica quindi, aldilà del fatto che loro stanno dichiarando, e cioè che Stefano rifiutava di curarsi e di alimentarsi, comunque si trovava in una struttura medica e non è possibile che sia morto disidratato".

La ragazza chiede, inoltre, "che cessino le voci su mio fratello in rispetto della sua famiglia e della memoria di Stefano" e parla di gravi violazioni dei diritti fondamentali. "In questa vicenda sono stati violati tutti i diritti fondamentali dell’essere umano, a partire dal diritto a difendersi, perché mio fratello aveva chiesto il nostro legale di famiglia e invece si è trovato in tribunale l’avvocato di ufficio, fino al diritto del malato di essere assistito dai propri cari in punto di morte".

martedì 27 ottobre 2009

Fratellini di Basiglio sottratti ai genitori, preside e maestre verso il processo

Nascosero che il disegno osé da cui tutto ebbe origine non era stato fatto dalla bambina

MILANO - La preside e le due maestre per non aver detto che il dise gno osé era opera di un’altra alunna. Un assistente sociale e uno psicologo per aver voluto estorcere al bambino una con fessione «manipolata». Per que sti motivi, e con queste ipotesi di reato, la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della dirigente e due insegnanti dell’elementare di Basiglio e di due dipendenti del Comune a sud di Milano. Verso il proces so. Che — forse — concluderà definitivamente il doloroso ca so dei due fratellini di 9 e 13 an ni. Sottratti da casa oltre un an no fa con una vergognosa accu sa: fare giochi a sfondo sessua le, come dimostrava una vignet ta. Per questo furono allontana ti dai genitori e portati in comu nità. Per due mesi.

Un anno di indagini. E ora il pm Marco Ghezzi, coordinato re del pool che si occupa dei rea ti sessuali, ha chiesto il proces so per la preside e due inse gnanti della scuola allora fre quentata dalla ragazzina. Furo no loro, in base alle accuse, a so stenere che fosse stata la picco la Giorgia a fare quel disegno. Lo ribadirono anche davanti ai giudici del tribunale per i mino renni (preside e una maestra) e davanti al pubblico ministero (l’altra insegnante). Fu falsa te stimonianza, come ha dimostra to anche la perizia calligrafica disposta dal tribunale. Il processo è stato chiesto an che per un assistente sociale e uno psicologo che lo scorso an no lavorava per il Comune di Basiglio. L’accusa: lesioni colpo se nei confronti del fratello maggiore, Giovanni.

Secondo l'inchiesta, con il loro compor tamento i due dipendenti comu nali avrebbero creato un «grave trauma» al ragazzino dicendo gli, al momento dell’allontana mento dai genitori, il 14 marzo 2008 (tra l’altro giorno del suo compleanno), che avrebbe cam biato famiglia e cercando di far gli confermare tutti i sospetti nati dal disegno. Cinque richieste di rinvio a giudizio. «Ci auguriamo — commenta Antonello Martinez, l’avvocato che si è sempre bat tuto per restituire i due fratelli ni ai loro genitori — che l’inda gine vada avanti: deve emerge re tutta la verità». Anche lui, Martinez, andrà avanti: «Chie deremo il falso ideologico e la violenza privata nei confronti dei bambini». E non solo in tri bunale: «Visto che la Direzione scolastica regionale non ha da to seguito ai miei esposti e non si è mai degnata di disporre un’ispezione in quella elemen tare, ho sporto regolare denun cia. Le colpe dell’istituzione sco lastica devono emergere».

Fonte del testo

Guarda l'intervista di Claudio Brachino al papà dei bambini fClicca qui




Dalla parte delle vittime!

Nunzia Castellano







Tamara Monti




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Aiutiamo Francesco

4/10/2009

La situazione in casa Bissolo non è delle migliori. Francesco domenica ha iniziato ad irrigidirsi, peggiorando ogni giorno. Non siamo in grado di stabilire la causa di questo improvviso stato neurologico. Di solito fa così prima di una malattia ma non ha febbre, né gola rossa, né altri sintomi che possano far pensare ad un'infezione. L'unica cosa che possiamo pensare è che abbia mal di pancia perché vuole stare sempre coricato, sul fianco sinistro o sulla pancia. È spesso lamentoso e gradisce poco anche stare in braccio. Tende le braccia e le gambe e rimane in questa posizione sbuffando; se cerchiamo di spostarlo piange e a volte urla. Nei prossimi giorni quindi dobbiamo valutare come procedere. Non pensiamo sia un problema neurologico e non crediamo quindi che l'aumento farmacologico possa risolvere la situazione ma così non ci può stare. Le supposizioni si limitano ad un problema alimentare (a riguardo abbiamo una visita venerdì prossimo) ma al momento siamo impotenti e non riusciamo ad attenuare questo stato di tensione che dura da una settimana. Siamo arrivati a sperare che sia malato, almeno con lo sfogo di un'infezione tornerebbe Francesco degli ultimi mesi. Invece Cateto ora è il bambino di 2 anni fa, rigido come un bastone, intoccabile, difficile da gestire anche per i terapisti (questa settimana ha fatto 1 ora di cranio sacrale, 1 di fisioterapia, 1 di psicomotricità e 1 di logopedia ma a parte con Monica, il bambino non si ammorbidiva e a tratti era assente).
Nei prossimi giorni decideremo cosa fare, se eseguire il dosaggio dei farmaci, sentire l'NPI o farlo visitare da un pediatra. Purtroppo dobbiamo andare a tentativi, augurarsi di capire la causa di questa situazione e soprattutto sperare che questo improvviso peggioramento sia una fase provvisoria e non uno stato definitivo.

Nonostante tutto lui continua a sorridere…